Si è appena conclusa la conferenza stampa del vice ministro degli
affari esteri cinesi, HE Yafi, che ha aperto con un chiaro messaggio: "Ci sentiamo coinvolti ed attivamente responsabili dei risultati della Conferenza sul Clima ma, non dobbiamo dimenticare gli impegni dei paesi ricchi come gli USA presi sotto il Protocollo di Kyoto". Alle domande di alcuni giornalisti, il vice-ministro ha tenuto a precisare: "La Cina farà la propria parte nel negoziato. Il nostro obiettivo è raggiungere un successo". Poi, ha sottolineato: "Nè il protocollo di Kyoto nè il Bali Action Plan coinvolgono la Cina. Se è vero che il nostro Paese ha un pil alto, il reddito pro-capite, vista la nostra elevata popolazione, è mediamente di 300 US$. Quindi mi fa sorridere il paragone tra noi e gli Stati Uniti che, invece, sono il paese più sviluppato del mondo ed hanno una responsabilità storica sulle emissioni. I paesi in via di sviluppo non chiedono aiuti o donazioni ma, invocano quello che gli spetta di diritto ed è legalmente obbligato ai paesi occidentali. Non si tratta di donazioni, è una questione di responsabilità ed obblighi. I PVS, Cina compresa, sono vittime dei mutamenti climatici e dello sfruttamento subito per secoli. Prima di Kyoto il 20% della popolazione mondiale emetteva l'80% di CO2. Tra Kyoto e Bali il 90% dell'inquinamento era dovuto ai Paesi sviluppati. La Cina entra in gioco solo ora". Per ultimo, rispondendo ad un giornalista che chiedeva il parere della Cina alla notizia di pochi minuti fa del contributo di 7 miliardi di Euro promesso dell'UE, Yafi ha risposto: "E' una buona notizia ed un buon contributo ma, senza la partecipazione degli altri servirà a poco".
affari esteri cinesi, HE Yafi, che ha aperto con un chiaro messaggio: "Ci sentiamo coinvolti ed attivamente responsabili dei risultati della Conferenza sul Clima ma, non dobbiamo dimenticare gli impegni dei paesi ricchi come gli USA presi sotto il Protocollo di Kyoto". Alle domande di alcuni giornalisti, il vice-ministro ha tenuto a precisare: "La Cina farà la propria parte nel negoziato. Il nostro obiettivo è raggiungere un successo". Poi, ha sottolineato: "Nè il protocollo di Kyoto nè il Bali Action Plan coinvolgono la Cina. Se è vero che il nostro Paese ha un pil alto, il reddito pro-capite, vista la nostra elevata popolazione, è mediamente di 300 US$. Quindi mi fa sorridere il paragone tra noi e gli Stati Uniti che, invece, sono il paese più sviluppato del mondo ed hanno una responsabilità storica sulle emissioni. I paesi in via di sviluppo non chiedono aiuti o donazioni ma, invocano quello che gli spetta di diritto ed è legalmente obbligato ai paesi occidentali. Non si tratta di donazioni, è una questione di responsabilità ed obblighi. I PVS, Cina compresa, sono vittime dei mutamenti climatici e dello sfruttamento subito per secoli. Prima di Kyoto il 20% della popolazione mondiale emetteva l'80% di CO2. Tra Kyoto e Bali il 90% dell'inquinamento era dovuto ai Paesi sviluppati. La Cina entra in gioco solo ora". Per ultimo, rispondendo ad un giornalista che chiedeva il parere della Cina alla notizia di pochi minuti fa del contributo di 7 miliardi di Euro promesso dell'UE, Yafi ha risposto: "E' una buona notizia ed un buon contributo ma, senza la partecipazione degli altri servirà a poco". Resta, pertanto, il tiramolla Cina-USA. Sembra che l'unico spiraglio per un accordo possa essere un impegno vincolante degli USA (spinto dalla, recentemente riscoperta, possibilità dell'EPA di impugnare, sorpassando il giudizio del Senato Americano, l'Energy Act and Emission Bill, aprendo di fatto la possibilità ad Obama di aderire al Protocollo di Kyoto). A quel punto la Cina ed i nuovi ex-PSV in forte crescita, potrebbero accettare accordi più stringenti ed almeno un controllo delle loro emissioni. Sempre che i contributi per la mitigazione e l'adattamento siano sufficienti. La storia non può essere negata. La responsabilità della salvezza del Pianeta è di tutti. Un compromesso ragionevole potrebbe essere l'unica speranza.
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